Three stories of death are intertwined in one story of life in one of the best films of recent times. Chiariamolo now: Hereafter is not a horror genre film, but vehicle for stimulating images through a clever use of light and a fantastic theme. Also, do not give explanations or tips on a subject so abused as life after death, and does not take place. Finally, like any film that is not only a commercial product, not only does not give answers at all, but instead stimulates new questions. Now, if you're going to see this movie, and this writer I will recommend click somewhere else ( you a ride here, or here , for example, but are only suggestions ) and stop reading this post.
State continuando a Vostro rischio.
Un’affascinante e famosa telegiornalista parigina, sorpresa in spiaggia dallo tsunami del 2005, sperimenta uno stato di pre-morte e si convince che esiste un “aldilà”; un ragazzino londinese perde il suo gemello e tenta disperatamente di mettersi in contatto con lui ricorrendo a sedicenti maghi e veggenti; un giovane sensitivo americano tenta di abbandonare per sempre il ricorso al suo “dono”, che gli ha finora precluso la possibilità di una vita normale.
Tre storie, raccontate con disarmante e commovente semplicità, fortemente incentrate sulle emozioni vissute dai loro protagonisti, sulle their weaknesses and desires, in short, their humanity. Positive character, but erratic and unpredictable, dashed with sobriety and sensitivity, leading three different lives completely, three stories, then, entirely different, set in different places, but united by both the profound loneliness of their characters as their will to fight and overcome it.
The narrative is light, light, time goes fast when you are enraptured by images essential and direct transfer emotions as essential and direct, unadorned, without excess and unnecessary sequences, in this film, in fact, there are only images needed, you could not save one, and certainly would be a shame to miss the peaks of authentic poetry of the story of the little English, or the moment of pure eroticism between two students in a cooking class taught by an unlikely Italian-American chef.
But let's get to the point: in front of a theme like the one in question is legitimate to suspect that is meant to echo the original stories just clinging to the pious hope of some form of existence "Next" to that which is conducted in this world. Fortunately, Hereafter cleverly escapes a similar tare, and slips into cliché. But I must advise that my point of view, the work is extremely subjective, and it is likely that those who arrive in fondo a questa recensione non sia d’accordo con me, e giudichi eccessiva la portata delle mie congetture in merito al significato delle immagini che presenta. Ma questo è un rischio che ho tutta l’intenzione di correre.
Di questo film si è detto che si tratta di un’opera profondamente laica. La mia opinione su questo pur fondamentale punto è ambigua, come (piacevolmente) ambiguo ho trovato che sia il film stesso.
La laicità di Hereafter sarebbe intrinseca alla totale assenza di Dio e della Religione.
E questo è verissimo: in questo film non c’è mai una chiesa, né una sinagoga, non c’è alcun riferimento a ipotesi di un aldilà cristiano, musulmano o Buddhist. There are no priests or shamans, or rabbis. No one prays, no one invokes the gods, no one even looks up to heaven for a while (in truth, there is a funeral, but there seems to be a necessary step, as well as an opportunity to underline a certain cynicism clerical). All the assumptions about the afterlife were filtered through a sieve that has sanitizing properly classifiable withheld any contamination ritualistic. And this filtering is so well done that you did not notice it: it is a bit 'like when you ask "why do not you believe in God?" And the answer is simply "Do not look for the reason that you do not fa qualcosa, ma semmai del perché invece la si fa . Dunque, perché tu credi?”. Questo film in effetti non ha abolito la religione e gli dèi, ha semplicemente descritto l’essere umano nella sua interezza. E questa interezza non ha bisogno di un dio. Punto.
Ma.
Con il mio “ma” intendo dar conto dell’uso, alcune righe sopra, dell’attributo di “ambiguità”. Pur in questa evidente e gradevole mancanza di religione, qualunque ipotesi di esistenza di un “aldilà” è segno di una “fede” in qualcosa di altro, di ultra-terreno, di alieno all’umanità. Qualcosa che, appunto, esula da quella interezza dell’essere umano, e la travalica. Qualcosa che non si può ritenere forse strettamente inerente la religione, ma non si spoglia del tutto da un "sentimento" indeterminato di “religiosità” nel senso più lato, ovvero del legame a una realtà che in quanto “supera” la nostra finitezza, è trascendente. In questo senso, non vi è forse una deroga alla laicità assoluta? Ecco perché penso che un film che proponga una simile visione non possa essere considerato laico in senso stretto. Ciononostante, desidero dirlo chiaramente, Hereafter rimane di certo uno dei film più laici che io abbia mai visto. Anche perché pone il dubbio sull’aldilà in termini prettamente positivist and scientific way. And maybe it's just the point.
But now the question is: what is the message of the film? Admitted to wanting to try one, of course. There is a message pre-packaged? Maybe. And maybe that's what we have so far developed. Or maybe you are right, and as a spectator mean arrogance, locate it on their own.
The protagonist, a young American psychic (Matt Demon), when a person touches, "sees" the images of the dead, and apparently talking to them. To represent this function as intermediaries between the dead and the survivor, Eastwood pours images only vague and confused. Dynamic Frames, al limite della riconoscibilità dei volti. Con intelligenza, non ci fa vedere che ombre, flash, e per di più, completamente muti.
Allora, l’ipotesi che mi piace proporre è che il sensitivo non stia affatto osservando l’aldilà, ma bensì l’ aldiqua . Grazie al suo dono, il protagonista sembra semplicemente capace di entrare in risonanza con la parte più segreta dell’essere umano. Quella in cui è custodito il ricordo profondo dello scomparso. Un ricordo che non a caso il film propone come immagine confusa, vaga, non identificabile, quasi non fosse solo (o affatto) un’immagine visiva, ossia una figura dai contorni precisi, ma qualcosa di più complesso, sottile, inafferrabile e indescrivibile; qualcosa che il linguaggio verbale non è sufficiente a connotare. Tutto, nel modo in cui le scene delle “sedute” sono rappresentate, sembra concorrere a questo fine: le frasi che il defunto pronuncia sono esclusivamente prodotte dal sensitivo (a differenza di quasi tutti i film del genere) e nella totalità dei casi ricalcano quello che il sopravvissuto pensa del defunto o gli attribuisce, come se anche quelle parole fossero semplicemente ciò che il sopravvissuto volesse sentirsi dire dallo scomparso, ovvero come fossero una parte di quel ricordo, di quell’immagine sepolta nell’inconscio, con cui il sensitivo sembra in grado di entrare in contatto.
È forse questa la sua vera dote: entrare in risonanza con le immagini inconsce del sopravvissuto. Non a caso, ha bisogno di toccare il sopravvissuto, accedendo alla sua mente. Il sensitivo ci spiega che ha sviluppato il suo potere in maniera casuale e involontaria, ossia in seguito a un’encefalite e al relativo intervento chirurgico, come se in qualche maniera misteriosa e inspiegabile, le capacità di comunicazione del suo cervello fossero state incrementate.
L’ipotesi che trovo stimolante è quindi che si sia voluto dire, latentemente, che le “visioni” del mondo dei morti non sono altro che le immagini dell’inconscio dei vivi. In tale prospettiva il sensitivo del film non sarebbe che un uomo dalle capacità, diremmo volgarmente, telepatiche. Persino alcuni passaggi della sceneggiatura sembrano confermare questa ipotesi: quando il morto “comunica” le sue volontà, il sensitivo sembra parlare a ruota libera. A tratti pare quasi che stia inventando tutto, talora per non scontentare o deludere la persona che ha di fronte; inoltre, nella prima seduta con un collega di suo fratello che vuole a tutti i costi evocare la moglie defunta (la scena che magistralmente apre il film gettando lo spettatore nell'insofferenza del protagonista per il suo stesso potere), il sensitivo cita una donna (Virginia) che la defunta non avrebbe alcuna importante ragione di ricordare a suo marito, ma qualche istante dopo si scopre che invece questa She was important for him , the survivor (who was secretly in love with it). That was a his memory and not a hint of the deceased.
Continuing in this fantastical and presumptuous reconstruction of hidden intentions of the writer and director, you might get to say that the film shall, once and for all, to the infinite world beyond, the infinite inner world of human beings.
Where this fanciful interpretation were correct, I think we'll be looking at a real peak of unsurpassed purity and secular humanism.
Certainly there are factors that hinder this interpretation of all, the most blatantly obvious is represented by the words put into the mouth of the Swiss doctor in the French journalist contacts in his obsessive search for the afterlife: speaking of the many individuals who miraculously escaped death as she lived experiences of "pre-death," the doctor says " ... all these men were unconscious or in a state where it is known that the human brain is not able to create images .
The point is this: why not instead of the near-death experience is nothing but a creation of very powerful images on a subconscious level, with some kind of distortion of time perception? È ben noto che ciò accade anche nei sogni, che sono appunto immagini create da soggetti “privi di conoscenza”. Ed è assodato che la creazione di immagini avviene a vari livelli di perdita di coscienza, dal più ovvio, appunto il sonno, alle condizioni prodotte tramite anestesia generale.
Conosco ormai varie persone ben più qualificate di me, che forse (sottolineo il forse) direbbero che quell’affermazione, non a caso messa in bocca alla scienziata organicista svizzera, rientra nella definizione di “negazione", e come tale, nulla toglie all’assurda coerenza del castello di ipotesi con cui vi ho tediato. Al contrario.
Come non soffermarsi, in ultimo, sulla geniale scena del finale? Quando il protagonista riesce a rintracciare la donna di cui si è innamorato (la bella giornalista francese), la sua ultima visione è quella di un appassionato bacio fuori dal tempo, che non ci è dato sapere se sia premonizione di sensitivo o, più probabilmente, fantasia umana di uomo innamorato, che vede finalmente davanti a sé una vita degna da vivere, e sogna a occhi aperti la donna che vuole per sé, separandosi per sempre dalle immagini di coloro che sono defunti.
Un film da non perdere, comunque la pensiate.
State continuando a Vostro rischio.
Un’affascinante e famosa telegiornalista parigina, sorpresa in spiaggia dallo tsunami del 2005, sperimenta uno stato di pre-morte e si convince che esiste un “aldilà”; un ragazzino londinese perde il suo gemello e tenta disperatamente di mettersi in contatto con lui ricorrendo a sedicenti maghi e veggenti; un giovane sensitivo americano tenta di abbandonare per sempre il ricorso al suo “dono”, che gli ha finora precluso la possibilità di una vita normale.
Tre storie, raccontate con disarmante e commovente semplicità, fortemente incentrate sulle emozioni vissute dai loro protagonisti, sulle their weaknesses and desires, in short, their humanity. Positive character, but erratic and unpredictable, dashed with sobriety and sensitivity, leading three different lives completely, three stories, then, entirely different, set in different places, but united by both the profound loneliness of their characters as their will to fight and overcome it.
The narrative is light, light, time goes fast when you are enraptured by images essential and direct transfer emotions as essential and direct, unadorned, without excess and unnecessary sequences, in this film, in fact, there are only images needed, you could not save one, and certainly would be a shame to miss the peaks of authentic poetry of the story of the little English, or the moment of pure eroticism between two students in a cooking class taught by an unlikely Italian-American chef. But let's get to the point: in front of a theme like the one in question is legitimate to suspect that is meant to echo the original stories just clinging to the pious hope of some form of existence "Next" to that which is conducted in this world. Fortunately, Hereafter cleverly escapes a similar tare, and slips into cliché. But I must advise that my point of view, the work is extremely subjective, and it is likely that those who arrive in fondo a questa recensione non sia d’accordo con me, e giudichi eccessiva la portata delle mie congetture in merito al significato delle immagini che presenta. Ma questo è un rischio che ho tutta l’intenzione di correre.
Di questo film si è detto che si tratta di un’opera profondamente laica. La mia opinione su questo pur fondamentale punto è ambigua, come (piacevolmente) ambiguo ho trovato che sia il film stesso.
La laicità di Hereafter sarebbe intrinseca alla totale assenza di Dio e della Religione.
E questo è verissimo: in questo film non c’è mai una chiesa, né una sinagoga, non c’è alcun riferimento a ipotesi di un aldilà cristiano, musulmano o Buddhist. There are no priests or shamans, or rabbis. No one prays, no one invokes the gods, no one even looks up to heaven for a while (in truth, there is a funeral, but there seems to be a necessary step, as well as an opportunity to underline a certain cynicism clerical). All the assumptions about the afterlife were filtered through a sieve that has sanitizing properly classifiable withheld any contamination ritualistic. And this filtering is so well done that you did not notice it: it is a bit 'like when you ask "why do not you believe in God?" And the answer is simply "Do not look for the reason that you do not fa qualcosa, ma semmai del perché invece la si fa . Dunque, perché tu credi?”. Questo film in effetti non ha abolito la religione e gli dèi, ha semplicemente descritto l’essere umano nella sua interezza. E questa interezza non ha bisogno di un dio. Punto.
Ma. Con il mio “ma” intendo dar conto dell’uso, alcune righe sopra, dell’attributo di “ambiguità”. Pur in questa evidente e gradevole mancanza di religione, qualunque ipotesi di esistenza di un “aldilà” è segno di una “fede” in qualcosa di altro, di ultra-terreno, di alieno all’umanità. Qualcosa che, appunto, esula da quella interezza dell’essere umano, e la travalica. Qualcosa che non si può ritenere forse strettamente inerente la religione, ma non si spoglia del tutto da un "sentimento" indeterminato di “religiosità” nel senso più lato, ovvero del legame a una realtà che in quanto “supera” la nostra finitezza, è trascendente. In questo senso, non vi è forse una deroga alla laicità assoluta? Ecco perché penso che un film che proponga una simile visione non possa essere considerato laico in senso stretto. Ciononostante, desidero dirlo chiaramente, Hereafter rimane di certo uno dei film più laici che io abbia mai visto. Anche perché pone il dubbio sull’aldilà in termini prettamente positivist and scientific way. And maybe it's just the point.
But now the question is: what is the message of the film? Admitted to wanting to try one, of course. There is a message pre-packaged? Maybe. And maybe that's what we have so far developed. Or maybe you are right, and as a spectator mean arrogance, locate it on their own.
The protagonist, a young American psychic (Matt Demon), when a person touches, "sees" the images of the dead, and apparently talking to them. To represent this function as intermediaries between the dead and the survivor, Eastwood pours images only vague and confused. Dynamic Frames, al limite della riconoscibilità dei volti. Con intelligenza, non ci fa vedere che ombre, flash, e per di più, completamente muti.
Allora, l’ipotesi che mi piace proporre è che il sensitivo non stia affatto osservando l’aldilà, ma bensì l’ aldiqua . Grazie al suo dono, il protagonista sembra semplicemente capace di entrare in risonanza con la parte più segreta dell’essere umano. Quella in cui è custodito il ricordo profondo dello scomparso. Un ricordo che non a caso il film propone come immagine confusa, vaga, non identificabile, quasi non fosse solo (o affatto) un’immagine visiva, ossia una figura dai contorni precisi, ma qualcosa di più complesso, sottile, inafferrabile e indescrivibile; qualcosa che il linguaggio verbale non è sufficiente a connotare. Tutto, nel modo in cui le scene delle “sedute” sono rappresentate, sembra concorrere a questo fine: le frasi che il defunto pronuncia sono esclusivamente prodotte dal sensitivo (a differenza di quasi tutti i film del genere) e nella totalità dei casi ricalcano quello che il sopravvissuto pensa del defunto o gli attribuisce, come se anche quelle parole fossero semplicemente ciò che il sopravvissuto volesse sentirsi dire dallo scomparso, ovvero come fossero una parte di quel ricordo, di quell’immagine sepolta nell’inconscio, con cui il sensitivo sembra in grado di entrare in contatto.
È forse questa la sua vera dote: entrare in risonanza con le immagini inconsce del sopravvissuto. Non a caso, ha bisogno di toccare il sopravvissuto, accedendo alla sua mente. Il sensitivo ci spiega che ha sviluppato il suo potere in maniera casuale e involontaria, ossia in seguito a un’encefalite e al relativo intervento chirurgico, come se in qualche maniera misteriosa e inspiegabile, le capacità di comunicazione del suo cervello fossero state incrementate.
L’ipotesi che trovo stimolante è quindi che si sia voluto dire, latentemente, che le “visioni” del mondo dei morti non sono altro che le immagini dell’inconscio dei vivi. In tale prospettiva il sensitivo del film non sarebbe che un uomo dalle capacità, diremmo volgarmente, telepatiche. Persino alcuni passaggi della sceneggiatura sembrano confermare questa ipotesi: quando il morto “comunica” le sue volontà, il sensitivo sembra parlare a ruota libera. A tratti pare quasi che stia inventando tutto, talora per non scontentare o deludere la persona che ha di fronte; inoltre, nella prima seduta con un collega di suo fratello che vuole a tutti i costi evocare la moglie defunta (la scena che magistralmente apre il film gettando lo spettatore nell'insofferenza del protagonista per il suo stesso potere), il sensitivo cita una donna (Virginia) che la defunta non avrebbe alcuna importante ragione di ricordare a suo marito, ma qualche istante dopo si scopre che invece questa She was important for him , the survivor (who was secretly in love with it). That was a his memory and not a hint of the deceased. Continuing in this fantastical and presumptuous reconstruction of hidden intentions of the writer and director, you might get to say that the film shall, once and for all, to the infinite world beyond, the infinite inner world of human beings.
Where this fanciful interpretation were correct, I think we'll be looking at a real peak of unsurpassed purity and secular humanism.
Certainly there are factors that hinder this interpretation of all, the most blatantly obvious is represented by the words put into the mouth of the Swiss doctor in the French journalist contacts in his obsessive search for the afterlife: speaking of the many individuals who miraculously escaped death as she lived experiences of "pre-death," the doctor says " ... all these men were unconscious or in a state where it is known that the human brain is not able to create images .
The point is this: why not instead of the near-death experience is nothing but a creation of very powerful images on a subconscious level, with some kind of distortion of time perception? È ben noto che ciò accade anche nei sogni, che sono appunto immagini create da soggetti “privi di conoscenza”. Ed è assodato che la creazione di immagini avviene a vari livelli di perdita di coscienza, dal più ovvio, appunto il sonno, alle condizioni prodotte tramite anestesia generale.
Conosco ormai varie persone ben più qualificate di me, che forse (sottolineo il forse) direbbero che quell’affermazione, non a caso messa in bocca alla scienziata organicista svizzera, rientra nella definizione di “negazione", e come tale, nulla toglie all’assurda coerenza del castello di ipotesi con cui vi ho tediato. Al contrario.
Come non soffermarsi, in ultimo, sulla geniale scena del finale? Quando il protagonista riesce a rintracciare la donna di cui si è innamorato (la bella giornalista francese), la sua ultima visione è quella di un appassionato bacio fuori dal tempo, che non ci è dato sapere se sia premonizione di sensitivo o, più probabilmente, fantasia umana di uomo innamorato, che vede finalmente davanti a sé una vita degna da vivere, e sogna a occhi aperti la donna che vuole per sé, separandosi per sempre dalle immagini di coloro che sono defunti.
Un film da non perdere, comunque la pensiate.
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